










REJECTED LOOP di Margherita Citi e Giulia Gaffo
a cura di ife collective
Serre Querini, Vicenza
20-28 settembre 2025
Nell'ambito di Meeting Gardens Festival. Scrabula di Bucce Studio, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Vicenza e il sostegno di Fondazione Roi e Fondazione Monte di Pietà.
I corpi abitano e sono abitati, in uno spazio sociale che è fatto di relazioni. Nel loro essere vivi e a contatto, producono a loro volta luoghi, individui e interazioni, all'interno dei quali agiscono ed esistono. In questo flusso, i nostri corpi alterano gli ecosistemi di cui siamo parte, umanizzandoli, lasciando segni che traduciamo a nostra volta come espressioni naturali - inconsapevoli come siamo del nostro continuo intervento.
Così facendo, i corpi umani reiterano meccanismi di selezione, dominio, abbandono, in un loop infinito di rifiuto; gestualità incarnate, violente, sfuggenti. Alla fine che cos’è un rifiuto se non un residuo, qualcosa che rimane? Nella sua trascurabilità rispetto alla considerazione umana lo scarto esiste e si determina come ogni corpo con cui condivide la terra.
Nella Serra Calda troviamo le opere di Margherita Citi con la serie Soft toys: rami spezzati si intravedono tra la fitta vegetazione, come presenze sole, trascurabili, dalle forme irregolari e sproporzionate. I peluche, nella loro riproduzione di soggetti reali o immaginari, sono oggetti che trasformano e immobilizzano. Nelle opere di Citi, però, il soggetto della rappresentazione è lo scarto, creando un cortocircuito tra forme rassicuranti e la prevedibilità dell’oggetto, in un continuo ritorno sul rifiuto, rimarcato dall’attorcigliarsi di gesti di dominio e violenza, che stringono in lacci e cavi di alluminio queste presenze sgraziate.
L’installazione quasi bianche, quasi morte (né corridoi, né giardini) di Giulia Gaffo ci porta in un’altra dimensione, dove dal buio emergono forme frammentate. Cosa rimane del corpo nello spazio sociale dopo la sua morte? Le piante carnivore fossilizzate con la porcellana, sono a loro volta dei contenitori di cadaveri che ne hanno modificato l’aspetto e l’architettura. Questi candidi elementi sono attraversati da un loop di immagini in 3d dove le scansioni di fiori senza la loro texture, mettono in evidenza l’incontro tra paesaggi che non esistono e rovine fragili come ossa.
Foto di Andrea Rosset e Giulia Gaffo.
